Analisi e commento del testo “Si rappresenta la brevità del tempo che si vive” di Francisco de Quevedo

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Analisi e commento del testo “Si rappresenta la brevità del tempo che si vive” di Francisco de Quevedo

In questa analisi e commento del testo “si rappresenta la brevità del tempo che si vive” di Francisco Quevedo, verrà presentato il testo e verranno forniti alcuni punti essenziali sull’autore. Francisco Quevedo fu uno dei massimi esponenti della corrente “concettista” e il più tipico poeta dell’età barocca.
Questo sonetto tratta il tema della fugacità del tempo, immerso in un Barocco misurato e pensoso.

SI RAPPRESENTA LA BREVITÀ DEL TEMPO CHE SI VIVE,
E COME SEMBRA NULLA QUELLO CHE S’È VISSUTO

Ehi, della vita! Nessuno risponde?
Voglio qui tutti gli anni che ho vissuto!
La Fortuna il mio tempo ha già compiuto,
la mia pazzia le Ore mi nasconde.
Ch’io non possa sapere come né dove
la salute e l’età sono fuggite!
Manca la vita, c’è l’aver vissuto.
Non v’è calamità che non mi provi.
Ieri sparì, Domani non è giunto,
l’Oggi se ne va via senza fermarsi;
sono un Fu, un Sarà, un È già smunto.
Nell’oggi, ieri e domani congiungono
pannolini e sudario; son rimasto
eredità presente d’un defunto.

Il sonetto di Francisco de Quevedo si apre con un’apostrofe importante, il poeta si rivolge infatti ai viventi, che non rispondono. Già attraverso questo incipit possiamo notare un estraniazione del poeta alla vita. Il silenzio desolato che possiamo immaginare come conseguenza dell’appello “Nessuno risponde?” porta a una reazione di rabbia e impotenza che scaturisce nella frase “voglio qui tutti gli anni che ho vissuto!” , è una reazione d’ira, una richiesta urlata al mondo, ma evidentemente impossibile da realizzare.
Il tema principale del sonetto è la fuga dal tempo e l’idea che il tempo trascorso è inafferrabile, perduto per sempre, senza poter fare tesoro delle cose passate, senza sapere come si vivrà il futuro.
La pazzia che nasconde le ore (verso 4) come pure non “sapere come e dove la salute e l’età sono fuggite” (verso 5-6) vanno visti in senso morale come una modificazione del mancato dominio da parte dello stolto di sé e della propria vita. Ciò che si acchiappa non è altro che un vago e disperato sentimento della calamità. Il passato non è più attuale, il futuro non c’è ancora, il presente è un punto, un attimo inafferrabile, in continua fuga, quasi un nulla. L’io si presenta come un divenire inarrestabile, in continua fuga.
La vita risulta quindi essere un nulla che unisce nascita e morte, l’individuo invece non può nemmeno sentirsi positivamente vivo.
Quevedo si accusa espressamente di vivere solo il presente, rimane quindi un sentimento di vuoto, della nullità del vivere. Questo sonetto che tratta del tempo e della vita è in realtà in stile barocco un sonetto sul nulla. Quevedo, che deve molti dei suoi spunti a Petrarca riporta temi stoici, cristiani e tradizionali, incorniciati in una quadro di riferimento barocco, molto corposo e robusto. Il suo sonetto si compone di diversi elementi che si accumulano nel formare il testo, riflessioni, appelli, constatazioni, massime,… senza presentare però una costanza narrativa.

Vediamo alcuni dettagli e una loro interpretazione:
4. “la mia pazzia…nasconde”: la pazzia mi impedisce di governare il tempo, di sapere come ho vissuto, come vivo nel presente e come vivrò.
7. “Manca…vissuto”: la vita è trascorsa e rimane solo il ricordo del passato, la vita è inafferrabile e l’unica certezza è sapere che si è vissuto
9-11. “Ieri…smunto”: una vita che non ha il controllo su passato e futuro e che si riduce al presente risulta senza consistenza, poco più di un nulla.
12-13. “il presente è inteso come unione dei momenti alle estremità della vita, la nascita e la morte. Il presente risulta quindi essere un nulla, qualcosa che non c’è più o qualcosa che non è ancora arrivato.
13-14. “Son rimasto…defunto”: essere l’eredità presente d’un defunto mette in luce l’intermittenza della vita, il soggetto del passato, che sia anche solo un istante è per sempre defunto, quello del presente non può nemmeno essere definito individuo vivente.

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